2/27/2012

ASILO

venerdì 2 e sabato 3 marzo ore 21.00 - domenica 4 marzo ore 18.00

Scuola di Beslan, settembre 2004. Attacchi terroristici, morti molti bambini e adulti.
Era il primo giorno di scuola.  A scuola non si dovrebbe morire.

Fra i tanti fatti di questa Terra che sfuggono ad una reale comprensione di senso, due, nel primo decennio del duemila, ci hanno toccato in un modo più intimo, perché facciamo teatro e lo facciamo con la poesia dell’infanzia. Teatro Dubrovka, Mosca, ottobre 2002 e scuola di Beslan, settembre 2004.
L’asilo è un’usanza antichissima di origine sacra.
Guarda caso anche una stanza piena di bambini, luogo di una normalità sicura. Lì non si dovrebbe morire.
Anche il teatro è un’usanza antichissima di origine sacra, luogo di un’eccezionalità sicura. Lì si dovrebbe morire solo per finta.
Violati due luoghi sacri per definizione, scuola e teatro.
Ma il nostro spettacolo, anche se nasce dallo stupore e dalla riflessione sull’oscenità di questi due momenti di orrore,  si concentra sui fatti di Beslan. Attacco terroristico, morti molti bambini e adulti.
Cerchiamo nel dolore e nello stupore di chi vuole sapere perché si muore in un asylon.
Non troviamo ragioni, ma colpevoli, vendicatori di violenze subite, linee di sangue che le famiglie e i popoli decidono di perpetrare, silenzi killer come esplosivi; consolazione.
In videoproiezione un bambina. In scena un uomo e una donna. Immagini, parole, silenzi e azioni avvengono in luoghi diversi, ma sono accomunate da una perdita. Quella bambina diventa tutti i bambini, figlia di uno o dell’altra, a seconda delle rispettive storie. Della vittima, e della vittima carnefice. Difficile distinguere. Mentre meticolosamente la donna prepara la sua vestizione di cavi elettrici per una grande scena anche non a teatro, nel luogo dove si muore per finta,  ma in una scuola, luogo che dovrebbe garantire una accoglienza franca, come una chiesa. Dare asilo.
E l’uomo si domanda “Perché sono qui, oggi? Perché qui ed oggi mia figlia viene uccisa...?”
Sarebbe bastato portarla al mare.
La domanda spinge ad un impossibile viaggio a ritroso nel tempo.
Cambiare il destino. Più indietro, velocemente. Prima dell’uomo, degli animali, della terra e del cielo, del firmamento, delle stelle e delle acque. Alla luce. Perché la creazione non si è fermata alla luce? L’uomo torna indietro, alla donna che ucciderà sua figlia, vuole vedere il suo volto e le sue mani. La trova, lei lo invita a casa, gli offre da mangiare. E’ normale. Le sue mani sono normali. Ma tremano. Se il padre rimpiange di non aver insegnato alla figlia a morire, la donna rimpiange, mentre si prepara all’attentato kamikaze, di non aver imparato ad uccidere. 
Ma il big bang c’è stato, il tempo c’è, e la creazione, o quello che è, dura sempre sette giorni e l’uomo nasce. 
Sette più uno. Un giorno per distruggere. 
Lo spettacolo ha tratto in parte  ispirazione e documentazione da  “La guerra di un soldato in Cecenia”, di Arkadij Babcenko, Mondadori.
Grazie a Nona Buzaladze per le atmosfere che ci ha rimandato e i racconti che ci ha fatto.
ASILO
testo e regia Tiziana Lucattini
visual Momchil Alexiev
collaborazione alla drammaturgia Fabio Traversa
con Marcella Grande e Fabio Traversa
la bambina in video Fatima Cardilli
aiuto regia Marco Casu
disegno luci Martin Beeretz
scene Francesco Persico
costumi Paola Romoli Venturi
organizzazione e promozione Paola Meda
ufficio stampa e organizzazione Serena Amidani
Biglietto € 5,00 - posto unico
Video

2/24/2012

La parabola della croce storta

martedì 28 febbraio 2012 ore 21.00
debutto nazionale
Esiste un ulivo torto, così torto che gli abitanti del paese passano il tempo ad immaginare il possibile uso dei suoi legni intricati. Esiste un paese dove non c’è acqua. Ma di questo nessuno ricorda l’origine. Esiste un editto che vieta il pianto al popolo assetato. Ed esiste il vecchio tiranno che muore di morte naturale all’inizio di questa nostra storia e proprio poco prima della grande rivoluzione, tramata e già tesa nel buio clandestino.
Il testo originale è metafora di un Sud indefinito, un luogo di migranze in cui la voce della condizione umana pone interrogativi di senso su questioni che riguardano il comune condividere e abitare un luogo. Giustizia e immaginazione, sacro e poteri costituiti, rivoluzione e vecchiaia sono le parole di questo tentativo di intrecciare una fabula a partire dalla trama segreta del corpo e delle sue immagini.
La Compagnia GalloSansone è una nuova formazione nata dall’unione di due diversi gruppi artistici: quello di Flavia Gallo, autrice e drammaturga, e quello di Fiona Sansone, regista che è stata docente di teatro all’Università degli Studi di Teramo per poi spostarsi successivamente nell’ambito dell’educazione per l’infanzia e della narrazione di fiabe e favole.
Flavia Gallo, vincitrice nel 2004 del Premio Europeo di Drammaturgia per Giovani Ernesto Calindri, e Fiona Sansone, formatasi attraverso il teatro civile di Ninni Bruschetta e il teatro partecipato di Veronica Cruciani, si sono incontrate nel 2010 condividendo l’esperienza di educatrici del Centro Eufemia, Centro Interculturale per l’incontro, l’educazione e la formazione di nativi e migranti – progetto  gestito dalla Cooperativa Ruotalibera.
La Compagnia attualmente lavora sul corpo poetico e sulla sua memoria e fonda la sua azione artistica sul proponimento di non disgiungere l’orizzonte estetico da quello etico.
Lo spettacolo La parabola della croce storta fa parte della rassegna “Voci del territorio” promossa da Ruotalibera Teatro con la Provincia di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali – e in collaborazione con Roma Capitale – Municipio Roma 6.
Compagnia GalloSansone
La parabola della croce storta
drammaturgia Flavia Gallo
regia Flavia Gallo e Fiona Sansone
con Chiara Cavalieri, Ottavia Leoni, Chiara Lombardo, Andrea Panichi, Saverio Tavano
musiche originali Ivano Guagnelli e Alessio Contorni
disegno luci Martin Beeretz
Biglietti intero 8€ - ridotto 6€

2/20/2012

Strega Bistrega

domenica 26 febbario ore 16.30
Una strega ostinatamente ignorante, quasi una sopravvissuta di una tradizione streghesca antica e superata. Non sa, o non vuole saperne di più. Una fame atavica la divora.  Deve trovare da mangiare e non è facile, e allora anche un bambino diventa un pasto invitante.
Una figlia ignorante anche lei, ma curiosa. Di una curiosità  particolare per una giovane strega che conosce di fatto solo erbe,frutta,intrugli magici e bestie boschive. Esistono altri esseri al mondo? E come sono fatti? Come sono fatti i bambini?
...”Boh...!” risponde la Strega, ma la curiosità della figlia diventa anche la sua.
E poi un bambino:presenza e assenza. I suoi giochi, le sue abitudini. Ripreso e sorpreso nella sua quotidianità. Cosa c’entra lui, così normale, col mondo delle streghe? Ma il suo sguardo ha un luccichio, insondabile.
...Un ponte tra la realtà e la fantasia?
Ma se già il bambino in tutte le fiabe è preda inafferrabile, in questa storia lo è ancora di più.  I linguaggi scenici usati, quello teatrale e quello cinematografico, accentuano la distanza tra mondi antitetici, rendono vano ogni tentativo delle streghe, segnano poeticamente quella che, forse, è la distanza incolmabile tra il mondo infantile e il mondo degli adulti.
Accade però, forse per magia,che gli estremi si tocchino, che la realtà si fonda con la fantasia. E la tradizione streghesca, antica e mai superata, dia infine alla luce un “frutto” che si perpetui nel tempo.
produzione Ruotalibera Teatro
testo e regia Fabio Traversa
con Cora Presezzi, Fabio Traversa e la partecipazione in video di Dawid Job Wasiulevska Rocca
scene Francesco Persico
costumi Valentina Bazzucchi
disegno luci Martin Beeretz
riprese e regia video Fabio Traversa
postproduzione Lucia De Amicis
promozione e organizzazione Paola Meda
ufficio stampa e organizzazione Serena Amidani
Ha collaborato alla drammaturgia e alla regia Tiziana Lucattini
età consigliata: dai 3 ai 10 anni - posto unico € 5,00

SHOWROOM


sabato 25 febbraio 2012 ore 21.00
Evento DUNCAN3.0 + AKR
SHOWROOM
nell'ambito della Rassegna Voci dal territorio - promossa da Ruotalibera Teatro
con la Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali
e in collaborazione con Roma Capitale - Municipio Roma 6
Benedetta Capanna
in
"The Mathematics of resonant bodies"
+
AKR
"A BIT MORE THAN HUMAN, A BIT LESS THAN MACHINE"
Biglietti intero 8€ - ridotto 6€
http://www.duncantrepuntozero.it/default.asp?action=eventi

2/14/2012

Procedure esfolianti

sabato 18 febbraio 2012 ore 21.30
Azione poetica con allestimento visivo di e con Anna Laura Longo
Nelle zone di un invalicabile grano  è il titolo di un allestimento visivo, specificamente di una piattaforma di arte-poesia strettamente congiunta con il volume Procedure esfolianti ( Manni ) . E diviene fulcro spaziale dell’ omonima performance.  Trattasi di un agglomerato di calzature infradito ottenute dalla combustione di fette di pane di disparate misure, esponenti ed indicatrici di malcontento, dentro gli ampi confini di un tempo  definito a dir poco “ tremante “.
Lungi dal prospettare un arretramento di fronte all’ azione si prevede l’ inserzione di svariate paia realizzate con pane fresco e “ vivo “ , da utilizzare fattivamente per un micro-tragitto simbolico – silenzioso ma sperabilmente possente – che si carichi di un peso e  di un senso  testimoniale.
Alcuni volontari presenti potranno farsi largo e calzare ( o più facilmente portare in mano ) i suddetti esemplari, invitati dalle parole : A insaputa persino dei passi, talvolta – sinergicamente – veniva il momento di andare. Corrono dunque parallele ai passi ed ai gesti le parole e i suoni. A partire da uno sfondo di allarme ed urgenza prende quindi  forma un’ idea di necessario e compatto posizionamento, che contempli altresì una benefica trepidazione interna e a sua volta sospinga ed inviti  verso  spazi ed itinerari di re-invenzione.
PROCEDURE ESFOLIANT I  è una raccolta che si avvale di tre sezioni distinte:
Stati d’ animo aggettanti  è il titolo della sezione iniziale  : una prima zona di ricerca, in cui si prova  a trattare le parole come “ stati tensori “ , nel tentativo di far scorgere un possibile valore insurrezionale interno alle  stesse.
Procedure esfolianti è una seconda zona nonché il  fulcro della raccolta, da cui deriva il titolo. Contiene una miscellanea  di testi poetici facenti riferimento alla figura di Dafne , secondo una temeraria rivisitazione che porta a credere in una immaginaria evoluzione da uno status quo : la figura mitologica viene colta in un momento di forte crisi e procedura fisica che condurrà ad una deliberata fuoriuscita dall’ ormai acquisito involucro-fogliame, per progredire verso nuovi squarci di possibilità.
Basileus  è un testo di teatro musicale che analizza e marca le complesse e nevrotiche configurazioni in cui il potere può costruirsi, creando uno sfondo di attrazione intorno ai temi di autorità e dominio, facoltà di azione e controllo, rischio e arbitrio.

… ho ricercato sempre, nella poesia, i contorni inaspettati, così come i profili misteriosi, tipici di una scrittura in grado di allungare luci e di allungare ombre.
Personalmente sono propensa a costruire una sorta di istantanea, ma geometrica visionarietà, carnosa oppure febbrile. Credo del resto in una parola che non sia soltanto conciliante, ma che invece, come all’ interno di una vicenda metamorfica , possa innescare – se necessario – una fertile turbativa.
Come gran parte dei linguaggi artistici anche la scrittura diviene così una vera e propria “ pista di invenzione “ ( pianeggiante o rocciosa ), dove si muove l’ impegno per reinventare lo SGUARDO, in primo luogo, e più o meno obliquamente anche la lingua.
La poesia fermamente richiede una sosta, per poter scovare barlumi, segmenti e sezioni di vita da circoscrivere e poi tra-scrivere . L’ auspicio è che si possano trovare sempre nuove calibrature nella scrittura e che la parola stessa possa dimostrarsi sempre più felicemente e facilmente ABITABILE. Ma di una abitabilità vagamente eccentrica, non troppo confusa con le linearità e con le trame  che caratterizzano le nostre  pratiche  discorsive.
                                                                                                         Anna Laura Longo
Biglietti: intero € 10,00 - ridotto € 8,00

SUB-ITALIA 1 e RISORGIMENTO POP

Mercoledì 15 febbraio - h. 20.15
Elvira Frosini / Kataklisma
SUB-ITALIA 1
7a performance del ciclo SERIE B
a seguire alle h 21
Daniele Timpano / amnesiA vivacE
RISORGIMENTO POP
Rassegna Voci del Territorio -promossa da Ruotalibera Teatro con la Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e in collaborazione con Roma Capitale - Municipio Roma 6
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SUB-ITALIA 1
7a performance di  SERIE B
Donna e bandiera. Un'incongruenza politica

SERIE B  realizza performance sul presente dell'Italia.
SERIE B ha come tema il vissuto sociale, politico e mediatico contemporaneo italiano e globale, indagando sui corpi, i luoghi e le immagini .
SERIE B  realizza performance, interventi e presenze nei luoghi, fisici ed immaginari, che incontra.
SERIE B lavora in molte performance con un oggetto,  la bandiera italiana, indagando l'incontro dei corpi e degli spazi con questo  oggetto sovraccarico di un forte significato simbolico, carico di retorica ed immaginari accumulati.
SERIE B è un formato, un modulo produttivo che Kataklisma sta sviluppando in collaborazione con artisti e performer. Il modulo parte nel 2011 e si sviluppa in diverse modalità e tappe attraverso il 2012.
SERIE B sviluppa formati performativi elastici lavorando sui luoghi che incontra, mediante una modalità produttiva veloce e concentrata.
I moduli produttivi nascono con lo scopo di aprirsi a collaborazioni esterne ed interne, variando di volta in volta le modalità performative e le collisioni con immaginari, luoghi e corpi.
SERIE B collabora di volta in volta con diversi artisti e performer.
di e con Elvira Frosini
in collaborazione con Angela D'Alessandro
produzione Kataklisma
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RISORGIMENTO POP
memorie e amnesie conferite ad una gamba
L’Italia non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è sempre inattendibile, la Storia. Nella
ricostruzione dello storico, come nei ricordi dei testimoni, nelle fiction, come nei romanzi, negli spettacoli
dei Baliani e dei Paolini, dei Timpano, degli Enia e dei Celestini, così come nella Tv di Alberto Angela. E
allora bisogna prendere tutto con le pinze perché tutto, ahinoi, dev’essere interpretato, aggiornato e
discusso. Le cinque giornate di Milano, l’impresa dei Mille, Porta Pia e Pio IX, Garibaldi e Mazzini:
altrettanti momenti e figure che propaganda, vulgata e retorica hanno appiattito, sbiadito e incastrato
in quel mito di fondazione forzato, immaginario e falsamente concorde che chiamano Risorgimento.
Con almeno un risultato di rilievo: che la parola Risorgimento, con buona pace di leghisti, neoborbonici
e papisti, ci piace tanto. Come ci piace la pizza Margherita, tanto per restare in tema, e Garibaldi che
comanda, e il panorama del Gianicolo, e le due chiacchiere a Teano, e Nino Bixio, uno dei mille, e
persino l’inno di Mameli.
Perché tutto questo è pop. Non semplicemente popolare. Popolare è Pippo Baudo, popolari sono
Albano e Miss Italia, Gigi D'Alessio e la Tatangelo, popolare è il partito di Casini. Ma Sergio Leone,
cavolo, è pop; il Bacio Perugina è pop; Madonna, Battisti, Caparezza e Rey Mysterio sono pop. E Britney
Spears: anche lei è pop. Anzi; la sua giovinezza è quasi neogaribaldina, così come le sue resurrezioni, i
suoi rutti post-glamour, la sua retorica virginale.
E l’Italia? Con tutte le sue recrudescenze, con lo splendore millantato, con le mafierie del quotidiano,
che cos’è oggi l'Italia?
Risorgimento pop è uno spettacolo sull’Italia che non c’è, sull’Italia che non sorge, che se è risorta, è
rimorta, uno spettacolo sul Risorgimento, sui quattro padri della patria, Mazzini, Garibaldi, Cavour,
Vittorio Emanuele, e sul suo antipapà, Pio IX. Due attori, risorti e rimorti, immortali cadaveri, soli in scena,
in mancanza di Italia. Per un risorgimento pop.
con Daniele Timpano, Valerio Malorni
drammaturgia e regia Daniele Timpano, Marco Andreoli
disegno luci Marco Fumarola
cadavere di “Giuseppe Mazzini” realizzato da Francesco Givone
musiche aggiuntive di Marco Maurizi
collaborazione artistica di Elvira Frosini
produzione amnesiA vivacE, Circo Bordeaux, RialtoSantambrogio, Voci di Fonte
Con il sostegno di “Scenari Indipendenti” - Provincia di Roma in collaborazione con Ozu, Area 06, Centro di Documentazione Teatro Civile, Consorzio Ubusettete
Biglietto Intero € 8,00 -  Ridotto € 6,00

2/07/2012

Nella cenere (Cendrillon)

domenica 19 febbraio 2012 ore 16.30
Dalla famosa scarpetta ad un mare di scarpe. Scarpe, scarpe, scarpe dappertutto, per terra, sospese, impigliate in grandi ragnatele, da riordinare, da pulire, da provare, da riempire di lenticchie, da tenere nascoste, da inseguire, con cui danzare, da calzare per tessere magicamente, con l’arte di un ragno, il vestito per andare al ballo.
La nostra Cenerentola vive tra cenere e polvere, dorme arrotolata nel pentolone del focolare, e lì sogna. Sogna di andare al ballo, di uscire da quell’inferno dove ha perso tutto: la madre, l’amore del padre, la spensieratezza e l’agio in cui viveva, persino il nome. Sogna di riscattarsi da quella cenere che cosparge la sua esistenza, dalla sua condizione di sfruttata e dimenticata, da quelle terribili sorellastre che la costringono a sottostare ad ogni loro volere, secondo le regole del sempiterno bullismo, che come in ogni epoca, ruba ciò che non ha, sfruttandolo e umiliandolo.
E Cenerentola è tutto quello che le sorelle non hanno: è sensibile, paziente, piena di grazia, nonostante tutto quello che deve sopportare. Una grazia che viene dal cuore, che è la sua bellezza, la sua forza. Ed è tra la cenere in cui vive che, con l’aiuto della madre-fata, riafferra le sue radici, la sua identità sepolta, il filo per tessere il proprio destino, per crescere. Cenerentola risorge dalle sue ceneri, è proprio il caso di dire: dal pentolone nascerà una magnifica carrozza e dalle ragnatele un bellissimo vestito. Cenerentola andrà al ballo: per lei ricomincia una nuova vita che le renderà giustizia, dove sarà amata, stimata, apprezzata.
Cenerentola è la fiaba più diffusa nel mondo. Ne esistono infinite versioni, la più antica sembra essere quella cinese. Questa ricchezza è stata stimolo di suggestioni che hanno contribuito molto alla traduzione drammaturgica e registica.
I TEATRINI - Napoli
Nella cenere
uno spettacolo di Giovanna Facciolo
liberamente ispirato a Cenerentola
drammaturgia e regia Giovanna Facciolo
scene Roberto Crea
costumi Elena Cavaliere e Stefania Virguti
luci Paco Summonte
audio Francesco Rispoli
con Adele Amato de Serpis, Valentina Carbonara, Cristina Messere
Età consigliata: 6 - 10 anni
Biglietto € 5,00 - posto unico

Una questione di vita e di morte. Veglia per E.E.

sabato 18 febbraio ore 21.00
PAROLE E MUSICA NEL RICORDO DI ELUANA ENGLARO
In scena per la prima volta a Roma, al Teatro Centrale Preneste - nell’ambito del programma Partiture del presente Sezione OFFSPRING Generazioni di teatri a confronto promosso da Ruotalibera Teatro - il monologo UNA QUESTIONE DI VITA E DI MORTE. Veglia per E.E. di Luca Radaelli - autore, regista e attore teatrale lecchese, direttore artistico della compagnia Teatro Invito – propone una riflessione sui grandi temi dell’esistenza umana letti attraverso il teatro.
Ispirata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, la piéce teatrale viene rappresentata in concomitanza con il terzo anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 9 febbraio 2009, dopo 17 anni di stato vegetativo permanente provocato da un grave incidente stradale accaduto nel 1992.
Attraverso la chiave di lettura del teatro, la narrazione e la musica, il monologo propone al pubblico una riflessione su temi profondi e intimi - la vita e la morte, la malattia, la volontà e libertà personale, l’etica, la religione e la fede, la laicità. Tematiche che hanno animato e animano tuttora il dibattito pubblico e politico-istituzionale sui temi legati alle questioni di fine vita.                      
Il lavoro drammaturgico di Luca Radaelli che, con sobrietà, attenzione ed emozione, affronta “in punta di piedi” un tema complesso, difficilissimo, come quello della morte, è stato realizzato con il prezioso contributo e la collaborazione di Beppino Englaro, padre di Eluana, e del suo libro “Eluana. La libertà e la vita” (scritto in collaborazione con Elena Nave, ed. Rizzoli, 2008).
«In tutte le culture - sottolinea Luca Radaelli - la morte è un fatto naturale. Dall’Irlanda all’isola di Bali, dalla Calabria alle steppe russe, le comunità si riuniscono a vegliare il morto con canti e racconti, mangiando o ubriacandosi. Noi vogliamo riprendere questa tradizione: proporre una veglia, laica, anche per chi non ha avuto questa possibilità. In una società che cerca di “dimenticare”, occultare, esorcizzare la morte, per una volta, vogliamo, invece, parlarne, partendo dalla cronaca e dall’attualità, e allargando la riflessione ad un livello più ampio, astratto, culturale». Ed è così che lo spettacolo ripercorre brani tratti dai grandi classici della filosofia, della letteratura, della poesia e della drammaturgia - Sofocle, Dante, Shakespeare, Molière, Foscolo - e richiama note e versi di grandi autori contemporanei come Fabrizio De Andrè e Robert Wyatt, oltre che canti della tradizione popolare, “alla ricerca di una chiave per sondare il mistero della morte”, restituendo allo spettatore quesiti, dubbi, interrogativi, sui quali riflettere, oggi, ma anche, e soprattutto, per il domani.
www.ultimaluna.org - www.teatroinvito.it
Pièce teatrale
Una questione di vita e di morte. Veglia per E.E.
di e con
Luca Radaelli
scritto con il contributo di Beppino Englaro
e del suo libro “Eluana. La libertà e la vita” (ed. Rizzoli)
Biglietti: intero 10 € - ridotto 8 €

2/04/2012

Aggiornamento 4 e 5 febbraio 2012

Si comunica che, causa neve, lo spettacolo "Sotto un'altra luce" di domenica 5 febbraio è stato annullato.
Lo spettacolo "Porta chiusa" di sabato 4 febbraio è stato invece posticipato a venerdì 17 febbraio, ore 21.00.
Ci scusiamo per l'inconveniente e ringraziamo tutto il nostro pubblico.
Ruotalibera/Centrale Preneste