11/26/2012

Giufà, il mare e le nuvole

domenica 17 marzo 2013, ore 16.30
Lunedì 18 - Martedì 19 - Mercoledì 20
marzo 2013, ore 10,30

Foto di Patrizia Lucattini

Testo, regia e interpretazione
Tiziana Lucattini Fabio Traversa
Oggetti scenici Francesco Persico
Progetto luci Martin Beeretz

Dalla saga di Giufà, personaggio di forte tradizione orale e popolare, dell’area del  Mediterraneo, un racconto arguto e di speranza.
Giufà. Pasticcione, testardo, visionario, stupido, furbo, saggio, matto, clown, bugiardo, poeta. Un bambino. Giufà e la madre, in un perenne, buffo e tenero conflitto. Non hanno età. Sono poveri. Vivono soli in una spiaggia di sabbia, in una piccola baracca/cabina. Una terra di nessuno.
Di fronte a loro il mare. Alle loro spalle un’indefinita periferia cittadina, da cui sono esclusi.
Giufà guarda il mare, e sogna. Al di là del mare, un padre sconosciuto e idealizzato. Un desiderio di grandezza, un presente di stenti in cui madre e figlio sono intrappolati in una specie di beckettiana clownesca  immobilità.
Foto di Patrizia Lucattini

Ma pensiamo anche a personaggi cari al nostro immaginario cinematografico, una specie di Gelsomina felliniana la madre, ragazza invecchiata senza sposo, credulona e forastica insieme e un Giufà Ninetto pasoliniano che desidera perdersi davanti a quello che è più grande di lui, mare e nuvole. E che ritrova sé stesso proprio grazie al respiro del mistero e al proprio respiro, che lo mette in contatto con la rabbia e il dolore di un abbandono: un padre sparito troppo presto, senza un saluto. Un contatto che fa crescere perché fa riconoscere la realtà.
La condanna ad essere bambino per Giufà e ad essere diffidente e brontolona per la madre, si ribalta così davanti al mare, davanti alle nuvole, davanti alla possibilità di muoversi, scorrere. Crescere.
I due da animaletti feriti diventano adulti che serbano un sano desiderio d’infanzia. Le ferite restano ma prendono aria, sole e acqua. Il mare rimargina e invita a prendere il largo verso terre sconosciute, tutte da esplorare e inventare.
Teatro d’attore.

Per tutti, dai sei anni in poi
Biglietto € 5,00 - posto unico


11/22/2012

venerdì 23 novembre 
ore 21.00
CIES - Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo
presenta
CHI VUOL ESSERE BREVETTATO?
Una performance teatrale in 5 quadri su farmaci, brevetti e diritto alla salute
di
S. Macedone, V. Di Odoardo, I. Fisco
ingresso libero su prenotazione

Tel. 0677264611

11/12/2012

Il Centro Interculturale Eufemia attivo presso i locali di Centrale Preneste Teatro vi invita a partecipare alle attività rivolte a ragazzi e ragazze dai 6 ai 18 anni.
Vi aspettiamo. Venite a trovarci!


11/06/2012

Progetto Andersen


domenica 11 novembre ore 16.30
Ruotalibera Teatro
presenta
Progetto Andersen:

LA FORMICUZZA E LO SCARRAFONE
di e con Tiziana Lucattini
da Il brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen

Al di là dei bicentenari e delle ricorrenze, Andersen è sempre stato un narratore che ci ha interessato e affascinato. Basti  pensare, come unico esempio, alla nostra versione di Scarpette Rosse del 91.  Ad attrarci sono stati, di volta in volta, dei nuclei narrativi forti, delle intuizioni simboliche potenti, delle atmosfere oniriche allucinate, dei fasci di luce sulla realtà ora macabri, ora ironici, ora dolenti.
Ma soprattutto è quella particolare differenza che caratterizza sempre i personaggi delle novelle di Andersen,  ad interessarci.
Fra tutti, emblematico è Il brutto anatroccolo. protagonista della favola omonima.
Nella nostra riscrittura, “La formicuzza e lo scarrafone”, l’uovo che viene perduto  non è di cigno ma di scarrafone, e la mamma che viene spiazzata dalla bruttezza/differenza del suo piccolo è una formica e non un’anatra. Qui abbiamo lasciato che il  nostro brutto  sia  così com’è,  brutto o bello scompaiono come  categorie, o meglio restano nell’occhio di chi guarda:  la formicuzza trova brutto e grosso lo scarrafone, gli scarrafoni  trovano brutte e secche le formicuzze. Perché  l’altro è sempre diverso da me. E non potrebbe essere altrimenti. Ma accogliendo la differenza, il diverso da me è solo diverso da me come io da lui, e non brutto.. E mentre Andersen fa dire al suo anatroccolo: Che importa essere usciti da un pollaio di anatre se si è nati da un uovo di cigno! perché una diversa identità ai suoi tempi poteva essere al massimo tollerata  ma non accolta, noi oggi possiamo dire che tutte le identità hanno diritto di cittadinanza. Le differenze non hanno bisogno di giustificazioni o trasformazioni anzi diventano ricchezza e possibilità se si riconoscono, si accolgono e si valorizzano.

LE CIAMBELLINE DEL RE
di e con Fabio Traversa
da I vestiti nuovi dell’ Imperatore di Hans Christian Andersen

La narrazione è forse la più antica forma di comunicazione e di passaggio del sapere da adulto a  bambino della Storia. Artisticamente è poi diventata strumento nobile dell’attore di ieri e di oggi che cerca di suscitare e tener viva l’attenzione del suo pubblico con l’uso appropriato delle parole  e la modulazione dei ritmi espressivi e timbri vocali.
Ne’ Le ciambelline del Re, liberamente tratto da I vestiti nuovi dell’Imperatore di Andersen, il narratore racconta  interpretando tutti i personaggi e dando a ciascuno di essi  la sua personale caratterizzazione fisica e vocale.
I due sarti della versione originale sono stati sostituiti dalle figlie  del Ciambellano di Corte, due bambine furbe e spiritose, le Ciambelline appunto, una coppia comica di stampo commedia dell’arte.
I bambini del pubblico sono coinvolti attivamente nello svolgimento della storia in qualità di sudditi più o meno  devoti.
Il racconto  procede con scene brevi e dialogate in maniera umoristica unite l’una all’altra in una successione quasi cinematografica.
I vestiti nuovi dell’Imperatore  ci sembra una lezione divertente e insieme profonda per le giovani generazioni. Lo spettacolo è un monito a non rinunciare alla propria coscienza, alla propria ragione; un invito alla verità e alla presenza a se stessi.  I  re potenti ed arroganti da sempre hanno bisogno di sudditi stupidi,  incolti e obbedienti,  e la storia ci ha insegnato quali guasti ed orrori produce questa alleanza. Una società fatta di esseri pensanti è una grande utopia, che va rivendicata e difesa con l’impunità e il candore del bambino che grida: il re è nudo.
La storia è raccontata da un narratore in spazi anche non teatrali. Non ci sono particolari necessità tecniche, l’unica condizione è che la situazione garantisca possibilità di ascolto, senza distrazione o rumori.

Per i bambini dai 4 anni in poi e per le famiglie
Biglietto € 5,00 - posto unico