22.5.12

Europa rapita in Europa

Sabato 26 maggio 2012 ore 16.30
Europa rapita in Europa
Un mito raccontato e messo in scena delle bambine e bambini della quarta elementare di Giove
guidati da Franco Lorenzoni
in collaborazione con Cornelia Luisi e Roberta Passoni
costumi di Maria Toesca

In quarta elementare decidiamo di frequentare per sei mesi il mito greco di Cadmo, fratello di Europa, che racconta l’origine dell’alfabeto. Leggendo e riscrivendo il testo nascono continue discussioni: E’ meglio essere mortali o immortali? Gli dei hanno paura del buio come noi? Si può affrontare un mostro senza fare la guerra?  L’armonia può sconfiggere il caos?
Intorno a queste domande abbiamo costruito lo spettacolo.

Segue la proiezione di un video sul percorso di ricerca teatrale seguito dalla classe.

Ylenia Europa, musicista    
Matteo Cadmo  
Fabio Zeus
Irene amica di Europa, pecora, Tifeo    
Lara amica di Europa, pecora, Tifeo
Valerio Indovino   
Greta Narratrice, Tifeo    
Lorenzo percora, Tifeo
Francesca Delfina       
Mattia Dioniso, musicista       
Simone Narratore, Ermes           
Erika Narratrice, Atena           
Francesco Narratore, Ares                       
Valeria Artemide, musicista          
Marianna Afrodite, Armonia
   
Biglietto € 5,00 - posto unico

17.5.12

Apocalisse


domenica 20 maggio ore 21.00
Lo spettacolo “Apocalisse” s’ispira all’ultimo libro della Bibbia.  Apocalisse che non vuol dire come ormai è in uso nel linguaggio comune “Catastrofe” e, di conseguenza, “Fine”, ma, bensì “Rivelazione”. “Guarda”, “Racconta ciò che hai visto”, sono le indicazioni più frequenti date a Giovanni, il testimone-narratore. In un mondo di ciechi che credono di vedere e, dunque, di sapere, il mistero si rivela solo a chi sappia guardare, a chi abbia occhi nuovi.  Cecità e Rivelazione fanno immediatamente pensare ad un personaggio totemico nel teatro occidentale: Edipo.  Il Testo sacro che per i cristiani sigilla la serie dei testi biblici e il testo teatrale che dà inizio ad ogni forma di indagine sull’Uomo vengono posti in parallelo a raccontare che la fine dei tempi è  in realtà un nuovo Inizio e una nuova Vita per chi impara a Vedere. E’ la storia dell’evoluzione della Coscienza: un bambino appena nato vede il mondo come un fenomeno incredibile in cui pian piano le cose si riempiono di senso. Questa è l’Apocalisse, una Ri-Nascita.
“Apocalisse” è l’ultimo capitolo di una trilogia della “spiritualità”composta dallo spettacolo “Vergine madre”, ispirato al percorso di salvezza raccontato nella Divina Commedia e dallo spettacolo “Big Bang” che, a partire dall’ultima parola delle Divina Commedia, Stelle, e dai primi  due capitoli del libro della Genesi, indaga sull’Inizio e sulla Creazione  facendo dialogare il linguaggio della scienza con quello della teologia e  quello del teatro. Apocalisse indaga sul vero significato della Fine.
Lo spettacolo fa parte della rassegna I Teatri del Sacro
APOCALISSE
di e con Lucilla Giagnoni
collaborazione al testo
Maria Rosa Pantè
collaborazione alla drammaturgia scenica Paola Rota
musiche originali Paolo Pizzimenti
scene e luci Massimo Violato
segreteria di produzione Elisa Zanino
produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa, Centro Teatrale Bresciano, Teatri del Sacro
Si ringraziano Don Silvio Barbaglia e Alberto Berrini
http://blog.iteatridelsacro.it - www.federgat.it
Biglietti intero € 5,00 – ridotto € 2,00 (ragazzi fino a 30 anni)

14.5.12

Non è finito tutto

mercoledì 16 maggio ore 20.30
L'associazione antimafie daSud
presenta
Antonino Caponnetto
Non è finito tutto
A venti anni dalle stragi di Capaci e via D'Amelio
Creatività contro le mafie. Video, musica, monologhi teatrali e letture per la presentazione della graphic novel  sul giudice padre del pool antimafia di Palermo
con
Claudio Fava
Scrittore e sceneggiatore de “I cento passi” e “Il capo dei capi”
Corrado Fortuna
Attore e regista
Luca Salici
Autore della graphic novel
modera
Celeste Costantino
Associazione daSud
INGRESSO LIBERO
Un progetto: Mediateca Giuseppe Valarioti - daSud
In collaborazione con: Round Robin editrice
Ruotalibera Teatro
Con il patrocinio di: Comune di Roma, Municipio VI - Provincia di Roma


8.5.12

Judith e l’Angelo

Foto di Lucia Baldini
domenica 13 maggio ore 21.00
Lo spettacolo è il racconto danzato di un percorso interiore: Judith, una ragazza qualunque di oggi, vive momenti di disperata solitudine, un senso di vuoto e di vacuità che non riesce più a tamponare con la frenesia delle attività, con il far finta di niente, con i trucchi e i vestiti: ha bisogno di verità e si arrende, ha bisogno di un aiuto, un aiuto Superiore.
Ed è in questo stato d’animo di ricerca e di ascolto che incontra l’Angelo in quanto emissario del Divino ed inizia un dialogo-rapporto con lui che la porta ad un vero rapporto con Dio, rapporto che non è sempre pacificante, ma che contiene comunque un aspetto di accoglienza e di speranza.
Con il sostegno di  I Teatri del Sacro, Regione  Toscana, Comune di San Casciano Val di Pesa, Provincia di Firenze
Compagnia Xe di Julie Ann Anzilotti
JUDITH E L'ANGELO
Interpreti Paola Bedoni e Giulia Ciani
Coreografia Julie Ann Anzilotti
Scena Tiziana Draghi
Costumi Loretta Mugnai
Collaborazione ai testi Monica Sarsini
Musiche J. Adams, M. Ribot, P. Oliveros, C. Consolandi
Consulenza musicale Carla Chiti
Sound Designer Roberto Nigro
Light Designer Alessandro Ruggiero
Organizzazione Claudia Sannazzaro, Alessandra Passanisi
www.compagniaxe.it
http://blog.iteatridelsacro.it - www.federgat.it
Biglietti: intero 5€ - ridotto 2€

“DA CHE PARTE STATE?” Immigrazione, lavoro e guerra nella storia degli Stati Uniti d’America

sabato 12 maggio ore 21.00
La colonna sonora che ha sottolineato la protesta sociale, razziale e politica delle classi emarginate e discriminate negli USA, proposta attraverso un percorso che alterna la musica alla lettura di testi introduttivi ai vari argomenti e di traduzioni delle strofe più significative delle canzoni eseguite.
Storie drammatiche di immigrazione e lavoro, esposte spesso con un sottofondo di ironia; la protesta razziale e politica delle classi sociali emarginate; le canzoni contro la guerra.
Mariano De Simone
presenta
“DA CHE PARTE STATE?”
Immigrazione, lavoro e guerra nella storia degli Stati Uniti d’America
Partecipano:   
Mariano DE SIMONE: 5-string banjo, voce
Alessandro GARRAMONE: chitarra
Gabriele SAMPAOLO: dobro
Martino CAPPELLI: mandolino
Voci narranti:   
Tiziana LUCATTINI e Fabio TRAVERSA
Biglietto € 7,00 - posto unico

7.5.12

Sotto un'altra luce

sabato 12 maggio ore16.30
“La notte accende le stelle e apre la porta dei sogni...”
Un viaggio nella notte, per non avere paura dell’oscurità.
Perché è quando si va a dormire che nascono i sogni.
Sogni che si intrecciano gli uni agli altri,
in un viaggio che dal cielo arriva fino al mare.
Perché anche nell’oscurità il buio più buio non è mai nero,
c’è sempre una piccola luce.
In questo racconto è proprio la luce la protagonista narrante.
Una luce che assume forme e dimensioni diverse:
lampade e lampadine, fasci e strisce luminose, colori e riflessi…
Luci che disegnano il cielo, luci che suonano e luci che ballano.
Due attori in scena.
I passi armonici di una ballerina e le movenze di un tecnico-attore
conducono gli spettatori in un mondo di gioco e poesia.
Un progetto pensato da chi la luce la disegna
e la progetta abitualmente.
Una storia dedicata alla prima infanzia,
al suo stupore, al suo trattenere il fiato quando si entra nell’oscurità.
"Sotto un’altra luce" è uno spettacolo di teatro-danza.
Compagnia La Baracca – Testoni Ragazzi
Sotto un’altra luce
idea e progetto di Luciano Cendou, Andrea Buzzetti, Andrea Aristidi
messa in scena di Andrea Buzzetti e Valeria Frabetti
con Giada Ciccolini e Luciano Cendou
costumi di Tanja Eick
coreografie di Sofia Quagiotto
Spettacolo adatto ai bambini dai 3 agli 8 anni e alle famiglie
Biglietto € 5,00 - posto unico

3.5.12

Fratello dei cani

foto Patrizia Lucattini
3-4-5 maggio h. 21.00
6 maggio h. 18.00
Nel novantesimo anniversario della nascita di Pasolini, dopo il recital Il Vangelo secondo Pier
Paolo, che esplorava l’asse ‘cristologico’ sotteso a tutta l’opera pasoliniana e il suo controverso
rapporto con la religione, propongo un nuovo lavoro in cui mi addentro nel cuore del conflitto
esistenziale-poetico che connota l’intero percorso dello scrittore emiliano-friulano: ossia l’intricato
e mai sciolto nodo dei rapporti familiari. Dalla collisione con il padre militare (e fascista) alla
relazione di tenerezza amorosa, ma anche di rabbiosa rivolta con la madre, discende la sua psichicoartistica
e fondante posizione di ‘figlio’ che quando nel 1968, di fronte agli studenti in lotta, scopre
di essere generazionalmente diventato un ‘padre’, esplode ed entra in profonda crisi. Anche da qui
si dirama quella tensione tanatofila, quasi un ‘corteggiamento della morte’ che punteggia tantissimi
dei suoi scritti. Letti, inevitabilmente, dopo il suo orribile assassinio, come una profetica visione
della sua fine. Ma che, forse, oggi è meglio considerare come la lucida e anticipata percezione di
una radicale mutazione antropologico-culturale che coincideva con l’eclissi della civiltà umanistica
e in cui non c’era più un vero spazio per la poesia. Non è un caso del resto che, dopo Pasolini, non
ci sia più stato in questo paese un poeta capace di investire lo spazio pubblico-politico con la forza
etica, appassionata e provocatoria della propria voce. La fine di Pasolini non è soltanto la ‘morte di
un poeta’ e ci riguarda tutti, tutti quelli almeno che tuttora si ostinano a pensare al fare artistico
come un modo privilegiato per cercare di dare un senso al mondo, per non arrendersi
all’insensatezza panica che assedia e sembra sommergere l’epoca che viviamo. (m.p.)
FRATELLO DEI CANI
(Pasolini e l’odore della fine)

Progetto e regia di Marco Palladini
Con Fabio Traversa e Marco Palladini
e con Amedeo Morrone (musiche e canto)
e Cinzia Villari (in video)
Riprese e montaggio video: Iolanda La Carrubba
Registrazione audio: O.A.S.I. Studio - Roma
Elementi scenici e abiti: Luisa Taravella
Biglietti intero € 10,00 - ridotto € 8,00

23.4.12

PROFANAZIONI Trittico dello Spaesamento (1° quadro il minotauro)


27, 28 e 29 aprile 2012  ore 21
Debutta a Centrale Preneste Profanazioni, Trittico dello spaesamento (primo quadro: Il Minotauro) di Roberta Nicolai, prodotto da triangolo scaleno teatro. Lo spettacolo prende le mosse dall’omonimo libro di Giorgio Agamben. L’urgenza espressiva e la materia su cui lavora la Nicolai sono l’identità dell’individuo, la sua frantumazione, la percezione di sé all’interno dell’archivio fisico ed emotivo.
Due in scena. Sono Uno e Lo stesso. Due corpi, duplicazione di un unico essere. Entrambi sono l’originale. Entrambi sono motore di azioni, gesti, coincidenze, gioco, regole e invenzioni. Entrambi sono la creatura che si sveglia in un presente inafferrabile. Ognuno vede sé nell’altro. In fondo ad un corridoio, nell’angolo di una porta, nel vuoto di una stanza. Si riconosce da sguardi incerti. La creatura cerca la sua identità attraverso la relazione con se stessa.
Un universo maschile in cui il corpo è unico dato reale presente. La loro relazione è un movimento e il movimento costruisce la casa, un labirinto continuamente modificato. La potenza delle azioni obbligano il corpo ad esporsi, espandersi, arrivare al limite della forza.
Materia scenica è il corpo vivo in relazione a corpi opachi, sette materassi. Tutto ciò che chiamiamo realtà è in video. Una torta di compleanno, un prato, una fanciulla addormentata e poi foto di famiglia, una madre, un bambino sono le immagini di un’esistenza che cerca di tirare i fili di se stessa. Galleggiano. Sono ricordi, desideri inesauditi. Sono il mondo. La realtà è un artificio tecnico che non si lascia usare del tutto. Per catturarla c’è bisogno della materia, di una superficie chiara che la scovi e la contenga. Una materia intima e privata, come la superficie di un materasso.
L’intimità con una zona di non-conoscenza è una pratica mistica quotidiana, in cui Io, in una sorta di speciale, gioioso esoterismo, assiste sorridendo al proprio sfacelo.
                                                                                                             (G. Agamben, Profanazioni)
È possibile rispondere alla domanda – chi sono? soltanto con la pratica. E questa pratica è la scena. Le azioni della scena sono la traccia materiale del rapporto di un uomo con se stesso. Il labirinto è la sua griglia di esperienza, il luogo dove incontra  se stesso immaginando di relazionarsi con un altro se stesso. La percezione che ognuno ha di sé è parziale. Da una parte la piccola sponda del conosciuto. Al di là di quel limite, troppo vicino, l’abisso di ciò che non conosce, l’impersonale. Procedere oltre il limite è affascinante e pericoloso, si può incontrare la propria storia. Si può incontrare la figura che ci supera e ci eccede, il simbolo dell’unicità individuale, il Minotauro, mito in cui ogni uomo può vedere riflessa, nella figura ambigua e doppia,  la propria arrogante presunzione di unicità e l’inafferrabilità dell’immagine che ha di se stesso.
L’uomo contemporaneo è una soglia, tra conoscenza e ignoranza di sé. Di sé sa ormai troppo e niente. Sillaba la realtà, dà nome alle cose. E ogni più piccola esperienza è il primo movimento, la prima parola di un’indagine che si deve pensare in un remoto passato per poter muovere fragili passi in un futuro tutto da immaginare.
Ideazione, drammaturgia e regia Roberta Nicolai
con  Michele Baronio e Enea Tomei
Costumi e scene Andrea Grassi
Disegno sonoro Gianluca Stazi
Disegno luci Roberta Nicolai
Video a cura di Adriano Mestichella
In video Katia Caselli, Manuela Miscioscia
Scenotecnica Claudio Petrucci, Amoni Vacca
Sartoria Atelier Nove
Produzione: Chantier TEMPS D’IMAGES 2010/Romaeuropa, OFFicINa1011 triangolo scaleno teatro, in collaborazione con Residenza Teatro Misa_Comune di Arcevia Progetto Habitateatro AMAT e Teatro Furio Camillo_Roma
Biglietti intero 10€, ridotto 8€
Promozione per il 27 aprile: biglietto intero 8 euro – per i lettori TROVAROMA serata con a disposizione 40 biglietti a 2 euro telefonando al numero indicato sul settimanale in uscita giovedì 26 aprile

16.4.12

L'amore impaziente

Foto di Matteo Rondella
ROMA E MILANO UN SOLO PALCOSCENICO DEL SACRO
Roma e Milano, due grandi metropoli, due capitali della cultura e dell’arte, due città diversamente rappresentative della tradizione religiosa (la ‘città eterna’ e la ‘città ambrosiana’) diventano un unico palcoscenico del sacro, in un evento che traccia una linea unitaria simbolica di riflessione sulla spiritualità. A partire dal successo delle due edizioni de I Teatri del Sacro (Lucca 2009 e 2011), nelle settimane prima e dopo la Pasqua 2012 saranno proposti in contemporanea a Roma e a Milano alcuni degli spettacoli più rappresentativi del Festival.
La Capitale ospiterà 14 spettacoli in 7 spazi (Teatro Tor Bella Monaca, Teatro Biblioteca Quarticciolo, Centrale Preneste Teatro, Sala Cantieri Scalzi, Basilica di San Saba, Basilica di Santo Stefano Rotondo, Sala della Comunità Santa Silvia) per due mesi, in una serie di appuntamenti dal 28 marzo al 26 maggio.
Gli spettacoli selezionati per il progetto, coerentemente con la scelta artistica alla base del Festival I Teatri del Sacro, spaziano nei diversi approcci alla spiritualità e nei molteplici linguaggi della scena: dai testi biblici alle tradizioni popolari, dalla prosa alla danza, dal teatro ragazzi a quello di narrazione.
La scelta è quella di collocare gli spettacoli nei luoghi della quotidianità, per sottolineare la stretta relazione tra arte, vita e spiritualità, e tra il teatro e la città, privilegiando le aree urbane periferiche, come i Teatri di Cintura e le Sale della Comunità, dando vita a una teatralità diffusa innestata negli spazi della vita sociale e comunitaria.
20 aprile, ore 21 – Centrale Preneste Teatro (Roma)
Intergea – L’amore impaziente
di Valeria Moretti
con Daniela Poggi
regia di Silvio Peroni
Una donna, nel chiuso della sua stanza assapora e testimonia il piacere della ribellione, l’infinitezza del desiderio, la voluttà del sacrificio, il colore della solitudine. L’amore della donna nei confronti dell’uomo e l’amore della mistica nei confronti del divino si protraggono nello spettacolo in un parallelismo che non si svela mai completamente. Sotto i nostri occhi si dispiega, attraverso questo personaggio femminile, un universo a sé, coinvolgente e impervio, fragile e duro, ossessivo e malinconico. Il percorso mistico verso l’Amato non conosce né tregua né riposo, è un amore impaziente, smisurato, ossessivo, esuberante, ostinato, che si dà senza risparmio.
Biglietti intero € 5,00 - ridotto € 2,00
Info e programma completo:
federgat@federgat.it – tel. 0644242135
http://blog.iteatridelsacro.it - www.federgat.it

5.4.12

Scappa scappa, le caprette e il lupo

sabato 14 aprile ore 21.00
domenica 15 aprile ore 16.30

Testo, ideazione scenica e regia Tiziana Lucattini
I luoghi Tana del Lupo - Casetta delle Caprette - Bosco – Strada
Mamma Capra Rossana Damiani
Figlia Capretta Simona Parravicini
Lupo Fabio Traversa
Collaborazione alla drammaturgia e alla messa in scena Fabio Traversa
Collaborazione alla coreografia e ai movimenti di scena Rossana Damiani, Fanny Guinsbourg
Direzione musicale Antonella Talamonti
Realizzazione scene Francesco Persico
Costumi e oggetti di scena Paola Romoli Venturi
Disegno luci Luca Barbati e Martin  Beeretz

La nostra storia parte da una fiaba popolare slovena, dalle sue tappe fondamentali e universali come struttura e rappresentazione simbolica: il lupo, la casa, il bosco, l’abbandono, la prova, il pericolo, la furbizia, il superamento.
Ma prende poi  una sua strada originale e necessaria: non c’è qui un lupo buono, ma neanche un lupo cattivo.
C’è  un  grande Lupo-bambino che sente pulsioni aggressive e voraci, ma sente anche tenerezza, solitudine, rabbia, desiderio di compagnia e di calore. Un grande Lupo-bambino insieme buffo e maldestro, giocoso e pericoloso, ma soprattutto segnato da una forte differenza rispetto al suo corrispettivo fiabesco:  ha conosciuto un dolore, una perdita. 
Questa differenza rende particolarmente toccante il rapporto con Mamma Capra e sua  Figlia Caprettina. Infatti quando la piccola cadrà nella trappola tesa al Lupo dai cacciatori, “due zampe e un  fucile”, per dirla con Pennac, il Lupo non ne approfitterà. Anzi, recherà salvezza.
La storia, così, (“una storia vera ...che fa paura...” come dirà ad un certo punto il Lupo) diventa  quella della musica dei fucili; diventa quella di Caprettina che si dibatte nella trappola e di Mamma Capra che accorre e, stupita, non sa più chi è il nemico; diventa quella del ricordo di un piccolo lupo, abbattuto troppo piccolo.
Una mamma, Mamma Capra, che non è infallibile, inventata o idealizzata, bensì reale, che forse sottovaluta la personalità della figlia, il suo desiderio di autonomia. Una mamma che sa crescere, però, insieme a lei.
C’è un cattivo, ma non si vede. E non ce la prendiamo certo con il sempre ben accetto cacciatore taglia-pance delle fiabe, quanto piuttosto, nella nostra trasposizione,  con una mano cieca e armata, forse stupida, che neanche conosce le sue vittime.
Le caprette, più ancora dei loro affini porcellini o cappuccette rosse, vibrano poeticamente, nel pericolo, di una particolare innocenza e diventano metafore di una condizione, quella dell’infanzia, sempre in bilico e a rischio, condizione quasi sacrificale. Ma  qui, il Lupo, è  a loro  quasi  affratellato.
Rompendo il dogma che il cattivo per definizione  sia il male e il buono per definizione sia il bene, la storia si concentra su un altro fuoco: non c’è uno che vince e uno che perde, piuttosto avviene un contatto. E questo contatto  si produce attraverso la perdita, il dolore, la condivisione, il rischio di un rapporto.
Il superamento finale delle prove di crescita, che nelle fiabe porta all’annientamento dell’altro, qui non c’è; e, più che furbizia, c’è intuizione, ascolto, rispetto, solidarietà.

Lo spettacolo è dedicato ai bambini più piccoli, dai tre anni ai sei, ma include gli adulti, mamme e lupi cattivi che siano. La forma scelta è quella di un teatro che si accompagna alla danza. La scrittura del testo è concisa, veloce, fatta di filastrocche e parole musicali: drammaturgia che suggerisce ritmo, pulsazione vitale, suono, e che dialoga a sua volta con le musiche scelte e il movimento, musica esso stesso, delle danzatrici e dell’attore. La narrazione si accomoda e si disegna nell’ascolto e nel dialogo delle parti. 
La scena, montata su una pedana rotonda e rotante, è composta da un tramezzo con  porta e finestra e, dalla parte opposta, da rami alti e lunghi. Sono i due luoghi principali della narrazione,  la Tana del  Lupo,  la Casa delle Caprette. La distanza fra Casa e Tana è una strada curva disegnata in terra.
I colori: legno e vari toni di grigio azzurro. Le rotazioni della pedana possono essere di vari gradi, da minimi a 360 ° e permettono così dei punti di vista diversi, come un obiettivo di cinepresa. L’impianto di sapore cinematografico è infatti presente nella regia e nel montaggio, appunto,  delle scene.
Età consigliata: 3-10 anni - biglietto € 5,00 posto unico

Un paese vuol dire

venerdì 13 aprile 2012 ore 21.00
Un paese vuol dire
Giovanna Marini
in concerto
Una serata insieme alla gente che amo e a quella che ho amato e amo ancora anche se non c’è più.
Approfitto dell’invito di CentralePreneste, questo Teatro quale sono legata da affetto e tenerezza quasi di madrina battesimale, per cantare, per una volta da sola, le cose mie più intime.
Le canzoni che non canto mai perché sono legate troppo strettamente alla mia vita: quelle che cantavo ai miei figli bambini, che inventavo solo per loro, e le altre, quelle che mi venivano insegnate da amici come Bruno Trentin e da altri vecchi amici di montagna o ancora quelle trovate facendo ricerca nelle campagne o composte per amici del mare in Cilento. E quelle nate leggendo le interviste di Sandro Portelli: canto con le parole dei parenti dei martiri delle Fosse Ardeatine e dei minatori sfruttati dei monti apalachiani.  Canto per raccontare e per far vivere: gli amici come Ivan Della Mea o Corrado Sannucci e le loro canzoni di lotta politica e sociale.  Poeti, che la gente non deve dimenticare perché i poeti non possono morire.
                           
                                                                                                                      Giovanna Marini
Biglietti: intero € 12,00 - ridotto € 10,00

27.3.12

Magicamente

mercoledì 28 e giovedì 29 marzo 2012 ore 21.00
L’Amore nel 2012 è decisamente cambiato …!
Dimenticate i sospiri di Romeo e Giulietta, la gelosia di Otello  …
MAGICAMENTE è una commedia degli equivoci Romantico-Sentimentale in cui le regole di coppia vengono stravolte come per “magia”.
Riusciranno i nostri eroi, sventurati e ironici protagonisti di questa favola moderna a trovare il tanto sospirato amore?
Tra risate, gags, esilaranti equivoci nessuno rimarrà single … o almeno si spera!
L’Amore è come un fulmine non si sa chi colpisce finche non è caduto!
MAGICAMENTE
Cast Eleonora Tosto, Fabrizio Scuderi, Nico Di Crescenzo, Filippo Nanni, Francesco Alimonti, Vita Rosa Pugliese
Regia Filippo Nanni
Coreografie Valeria Mossi, Francesco Alimonti, Jessica Agnoli
Biglietti intero € 12,00 - ridotto € 10,00

20.3.12

Sotto Chiave

sabato 24 marzo ore 21.00 - Sala Nera
La vicenda narra di un uomo, che entrato da una finestra all'interno di una casa, viene nel sonno incatenato ad un letto. L'artefice di questo strano sequestro è la proprietaria della casa, una donna che lo intrattiene con la sua conversazione di esilarante saggezza, inducendolo infine a tagliare insieme a lei vestitini per topi. Una donna che non esce più di casa, che ha ricreato un suo universo all'interno di quella che lei stessa chiama tomba privata. Un uomo che , altrettanto solo, deciderà alla fine di condividere con lei una vita “normale”. Il mondo fuori, spiato da una piccola finestra, è frenetico, pieno di delitti; con queste parole lei cerca di convincere l'uomo incatenato a restare.
“ Uomini e donne, tutti son legati. Ognuno è ben legato alla sua tomba. E chi va in giro con quell'aria sperduta, è perché ha perso il filo che lo legava”. Uno spettacolo onirico con una sedia ed un trapezio.
Compagnia Teatro dei Dis-occupati
SOTTO CHIAVE
di e con Monica Crotti e Massimo Cusato
liberamente tratto da J. Rodolfo Wilcock
scenografia Isabella Faggiano, Daniele Pittacci
costumi Isabella Faggiano
assistenti Daniela Costanzo, Natsuki Nakamura
•Vincitore del Premio Arte Laguna (Ve) 2009, Sezione Performance, con la versione ridotta di “Sotto Chiave” (6 marzo 2010 presso le Tese di San Cristoforo)
•Selezionato al Premio Nazionale “Giovani Realtà del Teatro” (UD) – Settembre 2010
•Vincitore del Premio Cantieri Opera Prima indetto dal Meta-Teatro di Roma - dicembre 2010
Bglietto € 10,00 - posto unico

13.3.12

Giufà, il mare e le nuvole

sabato 17 marzo ore 21.00
domenica 18 marzo ore 16.30
Dalla saga di Giufà, personaggio di forte tradizione orale e popolare, dell’area del  Mediterraneo, un racconto arguto e di speranza.
Giufà. Pasticcione, testardo, visionario, stupido, furbo, saggio, matto, clown, bugiardo, poeta. Un bambino. Giufà e la madre, in un perenne, buffo e tenero conflitto. Non hanno età. Sono poveri. Vivono soli in una spiaggia di sabbia, in una piccola baracca/cabina. Una terra di nessuno.
Di fronte a loro il mare. Alle loro spalle un’indefinita periferia cittadina, da cui sono esclusi.
Giufà guarda il mare, e sogna. Al di là del mare, un padre sconosciuto e idealizzato. Un desiderio di grandezza, un presente di stenti in cui madre e figlio sono intrappolati in una specie di beckettiana clownesca  immobilità.
Ma pensiamo anche a personaggi cari al nostro immaginario cinematografico, una specie di Gelsomina felliniana la madre, ragazza invecchiata senza sposo, credulona e forastica insieme e un Giufà Ninetto pasoliniano che desidera perdersi davanti a quello che è più grande di lui, mare e nuvole. E che ritrova sé stesso proprio grazie al respiro del mistero e al proprio respiro, che lo mette in contatto con la rabbia e il dolore di un abbandono: un padre sparito troppo presto, senza un saluto. Un contatto che fa crescere perché fa riconoscere la realtà.
La condanna ad essere bambino per Giufà  e ad essere diffidente e brontolona per la madre, si ribalta così davanti al mare, davanti alle nuvole, davanti alla possibili0tà di muoversi, scorrere. Crescere.
I due da animaletti feriti diventano adulti che serbano un sano desiderio d’infanzia. Le ferite restano ma prendono aria, sole e acqua. Il mare rimargina e invita a prendere il largo verso terre sconosciute, tutte da esplorare e inventare. 
Giufà, il mare e le nuvole
testo, regia e interpretazione Tiziana Lucattini e Fabio Traversa
oggetti scenici Francesco Persico
produzione Ruotalibera Teatro
Per i bambini dai 6 anni in poi e per le famiglie
Biglietto € 5,00 - posto unico

JazzCéline (concerto jazz in prosa)

sabato 17 marzo ore 21.30
'Céline ha definito la sua prosa come continua ricerca di una petit musique... Ogni capoverso si presenta come un brano molto studiato, con allegro, fortissimo moderato... L'affinità o apparentamento con la fisicità del jazz è un'evidente connivenza...'
Paolo Morelli è scrittore e performer. Tra gli altri ha curato gli spettacoli Animali Parlanti e A passo di Walser. I suoi ultimi libri sono: Caccia al cristo (DeriveApprodi, 2010); Il trasloco (nottetempo, 2010). Con il gruppo letterario de i parlamenti è appena uscito Testo originale (Empiria ed.).
Mauro Verrone si è formato sotto la guida di Massimo Urbani, Steve Grossman e Sal Nistico. A un'intensa attività didattica affianca l'attività concertistica in Italia ed all’estero, con formazioni da lui dirette o in collaborazione con Steve Turre, Idris Muhammad, Maurizio Giammarco, Tankio Band, Antonello Salis. L'ultimo cd a suo nome è Zazie. Nel 2009 ha partecipato al film su Tony Scott del regista Franco Maresco.
Per la rassegna di reading poetici e musica dal vivo
Il corpo elettrico della parola – 2
a cura di Marco Palladini
JazzCéline
(concerto jazz in prosa)
liberamente tratto ed elaborato da testi di Louis Ferdinand Céline
Paolo Morelli, voce
Mauro Verrone, ance e forma-suono
Biglietti: intero € 10,00 - ridotto € 8,00